la nostra storia

Da oltre due secoli, Romanengo custodisce un patrimonio artigianale fatto di materie prime preziose, passione e cura.

La storia di Romanengo inizia nel 1780 a Genova, come bottega specializzata nel commercio di spezie, zucchero e prodotti coloniali provenienti da terre lontane.

Il sapere delle materie prime più preziose e la passione per spezie, frutta e fiori accompagnano nel tempo l’evoluzione dell’attività, fino all’incontro con l’arte della confetteria, che ne diventa il cuore.

In oltre due secoli, tra guerre, epidemie e profondi cambiamenti sociali, la famiglia Romanengo ha preservato e tramandato un patrimonio artigianale unico, diventando un punto di riferimento per confetti, canditi, cioccolato e creazioni di zucchero.

La nostra storia

  • 1780

    L'ARRIVO A GENOVA

    L’antica confetteria “Pietro Romanengo fu Stefano” nacque a Genova nel 1780, quando Antonio Maria Romanengo lasciò la natia Voltaggio, terra...

    L’antica confetteria “Pietro Romanengo fu Stefano” nacque a Genova nel 1780, quando Antonio Maria Romanengo lasciò la natia Voltaggio, terra collinare lungo la via per la Pianura Padana, e scese a Genova, attratto dalla fiorente attività commerciale della città e dal suo grande porto, crocevia di scambi con il mondo.

    Qui avvia un commercio di spezie, zucchero e prodotti coloniali. Saranno poi i figli Stefano e Francesco a trasformarne l’attività, affiancando al commercio la produzione artigianale delle più raffinate specialità della dolciaria genovese: frutta candita, confetti e pasta di mandorle.

    L’arte della confetteria affonda le sue radici negli antichi scambi con l’Oriente, da cui i Genovesi conobbero lo zucchero e nuove tecniche di conservazione e lavorazione. Secondo la tradizione, il primo incontro con lo zucchero risalirebbe al 1099, durante la Prima Crociata, quando crociati e mercanti genovesi ne entrarono in contatto durante l’assedio di Tripoli di Siria.

    Tra gli antenati della frutta candita si trovano le scorze di limone immerse nella melassa di zucchero, un metodo che ne permetteva la conservazione a lungo. Preziose anche per i marinai, venivano portate durante i lunghi viaggi in mare come fonte di vitamina C e per prevenire lo scorbuto.

  • 1814

    LA PRIMA BOTTEGA

    Romanengo attraversò le guerre napoleoniche e il difficile blocco di Genova del 1800 senza interrompere il proprio percorso.

    Con la...

    Romanengo attraversò le guerre napoleoniche e il difficile blocco di Genova del 1800 senza interrompere il proprio percorso.

    Con la Restaurazione, Stefano, figlio di Antonio Maria, decise di portare l’attività nel cuore della città, aprendo una nuova bottega a pochi passi dal porto.

    È la primavera del 1814. Mentre gli eserciti della coalizione antinapoleonica fanno il loro ingresso a Genova, la corrispondenza dell’epoca documenta l’avvio della nuova attività e il desiderio di creare una bottega all’altezza delle migliori confetterie europee.

    Stefano Romanengo avvia così rapporti con fornitori italiani e francesi, in particolare parigini, alla ricerca di vasi di cristallo, vassoi, bomboniere e arredi capaci di esprimere un gusto contemporaneo ed elegante, che nelle sue lettere definisce «moderno e di miglior gusto».

    Fin dalle sue origini, la bottega Romanengo si distingue così per una visione capace di unire tradizione artigianale, apertura alle influenze europee e costante ricerca della bellezza: valori che ancora oggi ne definiscono l’identità.

  • 1821

    LA PRIMA FABBRICA

    Pochi anni dopo l’apertura della bottega di via Soziglia, Stefano Romanengo prende in affitto un nuovo spazio a Campetto, nei...

    Pochi anni dopo l’apertura della bottega di via Soziglia, Stefano Romanengo prende in affitto un nuovo spazio a Campetto, nei fondi di Palazzo Nicolò De Mari. Qui nasce quella che può essere considerata la prima vera manifattura Romanengo: una fabbrica sviluppata su cinque piani, dotata di una grande caldaia che alimentava gli impianti per la canditura della frutta e i macchinari francesi destinati alla lavorazione del cioccolato e alla confetteria.

    La nuova struttura rappresenta un passaggio fondamentale nella storia della famiglia: segna infatti l’inizio di un’organizzazione produttiva più ampia e strutturata, capace di affiancare alla bottega una vera e propria manifattura artigianale.

  • 1848

    Le guerre e la rinascita

    I moti del 1848 e gli eventi che seguirono portarono anni di incertezza e instabilità. Con il ritorno della pace,...

    I moti del 1848 e gli eventi che seguirono portarono anni di incertezza e instabilità. Con il ritorno della pace, la famiglia Romanengo poté riprendere il proprio percorso di crescita, dedicandosi con rinnovato slancio alla manifattura e alla ricerca dell’eccellenza.

    Fu proprio in questo clima di ritrovata serenità che maturò il grande rinnovamento della bottega di via Soziglia. La famiglia scelse di accompagnare questa nuova stagione con un simbolo destinato a diventare parte dell’identità Romanengo: una colomba con un ramo d’ulivo nel becco, emblema di pace e speranza.

    La scelta racchiudeva una convinzione profonda: solo in un clima di pace il lavoro artigianale, il commercio e la città di Genova possono prosperare.

  • 1852

    Restauro di Soziglia

    Pietro Romanengo decide di rinnovare radicalmente il negozio di Soziglia, ispirandosi ai modelli delle eleganti botteghe parigine che da sempre...

    Pietro Romanengo decide di rinnovare radicalmente il negozio di Soziglia, ispirandosi ai modelli delle eleganti botteghe parigine che da sempre attirano la sua attenzione. La nuova facciata, progettata da Varese e realizzata da Gio Batta Callegari, viene arricchita da una raffinata devanture, pensata per anticipare all’esterno la ricchezza degli interni.

    A distinguerla sono anche le due porte d’ingresso, una caratteristica insolita per le botteghe dell’epoca. Francesco Ferro realizza porte e vetrine rifinite in alpacca, mentre l’ebanista Pietro Lagomarsino, insieme a due scultori ornatisti, cura il ricco arredo interno in legni pregiati, tra cui noce d’India e legno spiniero. Capitelli, fregi, cornici, vasi e griffoni vengono finemente intagliati a mano.

    Nel 1856 Michele Navone e Federico Guidobono completano l’ambiente con soffitti dipinti in stile raffaellesco e barocco, decorati con fiori e rosoni.

  • DAL 1859

    LE GUERRE E LA RESISTENZA

    Tra epidemie, guerre d’indipendenza, conflitti del Regno e, più tardi, le due guerre mondiali, la famiglia Romanengo attraversò periodi di...

    Tra epidemie, guerre d’indipendenza, conflitti del Regno e, più tardi, le due guerre mondiali, la famiglia Romanengo attraversò periodi di profonda difficoltà senza mai interrompere la propria attività. Un giornalista dell’epoca, con ironia, scrisse: «Con i Romanengo non si sa mai di quali guerre parlino».

    Di generazione in generazione, da Stefano a Pietro e ai loro discendenti, la famiglia riuscì a mantenere viva la tradizione grazie allo spirito di unità familiare custodendo le ricette, i processi lenti e naturali e l’attenzione per la qualità che da sempre contraddistinguono la manifattura.

    In questi anni, Pietro fu affiancato nella guida dell’attività dal figlio Stefano, che nel 1865 conseguì il diploma di confettiere presso l’Università di Genova, portando avanti con il padre la
    tradizione di famiglia e contribuendo al suo sviluppo.

LETTERA DI GIUSEPPE VERDI, nostro affezionato estimatore

Genova, 6 gennaio 1881

Caro Arrivabene,

nemmeno per sogno ho voluto confutarti. Vivendo tra queste dolcezze non m'era mai accorto che Romanengo sapesse condire tanto squisitamente ogni sorta di frutta.

Me lo dissero questa primavera alcuni di Parigi, a cui aveva mandato di quest'opere di Romanengo. Fatta questa scoperta ho voluto farne parte. Ecco tutto.

Così scriveva Giuseppe Verdi all'amico conte Opprandino Arrivabene nel 1881, durante la stagione in cui il Compositore rese Milano protagonista indiscussa del panorama culturale internazionale.

  • 1931

    L'AMPLIAMENTO DELLA FABBRICA

    Nel 1931 Pietro Romanengo trasferisce la manifattura nell’area di Genova Brignole, dove ancora oggi si trova. È qui che un...

    Nel 1931 Pietro Romanengo trasferisce la manifattura nell’area di Genova Brignole, dove ancora oggi si trova. È qui che un patrimonio di saperi artigianali continua a vivere nel lavoro quotidiano, sotto la guida di Giuseppe, figlio di Pietro, e Antonio, figlio di Emanuele.

    La produzione segue allora come oggi il modello delle grandi manifatture dolciarie francesi e italiane dell’Ottocento, con il laboratorio organizzato in botteghe specializzate. Ognuna è dedicata a una specifica lavorazione e affidata a maestri artigiani, che attraverso gesti tramandati nel tempo portano avanti gli antichi ricettari del confiseur-chocolatier e la tradizione genovese della canditura.

    A raccontare questa continuità sono anche alcuni macchinari del vecchio laboratorio, ancora oggi in funzione, come il mélangeur utilizzato per la lavorazione del cacao. Strumenti che non appartengono solo al passato, ma continuano a far parte del lavoro quotidiano.

  • 1934

    LA SECONDA BOTTEGA

    Romanengo apre una seconda bottega in via Roma, una delle vie più eleganti e prestigiose di Genova. Pensata come naturale...

    Romanengo apre una seconda bottega in via Roma, una delle vie più eleganti e prestigiose di Genova. Pensata come naturale estensione della sede di via Soziglia, ne conserva lo stesso linguaggio estetico e la medesima attenzione per la bellezza.

    Gli interni, impreziositi da raffinati arredi in legno scuro, ampi specchi e preziosi dettagli decorativi, evocano l’atmosfera delle grandi confetterie ottocentesche. Un ambiente in cui ancora oggi storia, artigianalità e accoglienza si incontrano.

    Per il suo straordinario valore storico, artistico e culturale, anche la bottega di via Roma è oggi riconosciuta come Locale Storico e Bottega Storica di Genova, continuando a custodire e tramandare un patrimonio di eccellenza che attraversa le generazioni.

Il torrone richiesto dalla Regina Elena

La Regina Elena del Montenegro, moglie di Vittorio Emanuele III, chiede alla confetteria genovese di riprodurre un torrone della tradizione del suo Paese. Nasce così il torrone morbido al pistacchio, ancora oggi conosciuto come Torrone della Regina, che viene ufficialmente approvato dalla sovrana.

  • 2021

    l'arrivo a milano: La corte e le due botteghe

    Milano rappresenta il naturale proseguimento di un legame storico tra due città da sempre unite da commerci, cultura e spirito...

    Milano rappresenta il naturale proseguimento di un legame storico tra due città da sempre unite da commerci, cultura e spirito imprenditoriale.

    Nel cuore di Sant’Ambrogio, tre realtà complementari raccontano oggi questo legame: La Corte, raffinata sala da tè ispirata ai salon de thé francesi, la Confetteria e la Bottega delle Spezie e del Tè. Tre spazi distinti, accomunati dalla stessa idea di accoglienza, bellezza e cura artigianale.

    La Corte invita a concedersi il piacere del tempo, tra tè e dolci. La Confetteria porta nel quartiere l’arte dolciaria della tradizione, mentre la Bottega delle Spezie e del Tè richiama le origini mercantili della famiglia: un viaggio tra spezie, tè, fiori e ingredienti preziosi che un tempo arrivavano al porto di Genova dalle terre lontane, per diventare, attraverso il sapere artigianale, creazioni di grande eleganza.

  • 2022

    la cascina romanengo

    Fiori, frutti e cicli delle stagioni sono al centro della nostra ricerca sulle materie prime. Nel cuore dell’Alto Monferrato nasce...

    Fiori, frutti e cicli delle stagioni sono al centro della nostra ricerca sulle materie prime. Nel cuore dell’Alto Monferrato nasce Cascina Romanengo, con l’obiettivo di far crescere insieme agricoltura, tutela dell’ambiente e valorizzazione del territorio.

    Ogni scelta parte dalla terra: dalla rigenerazione del suolo alla tutela della biodiversità, per creare valore nel tempo. Un laboratorio a cielo aperto dove ricerca, tradizione e innovazione si incontrano per sviluppare pratiche agricole sostenibili.

    In questo percorso, la creazione di filiere corte e virtuose avvicina la terra alla manifattura, valorizzando le materie prime e il lavoro degli agricoltori.

  • 2025

    la corte soziglia

    Attigua alla storica bottega del 1814, nel cuore dei vicoli di Genova, La Corte nasce per riportare alla vita la...

    Attigua alla storica bottega del 1814, nel cuore dei vicoli di Genova, La Corte nasce per riportare alla vita la saletta sul retro della bottega e restituirle il ruolo di luogo d’incontro che aveva un tempo. Un progetto che porta a Genova l’esperienza del salon de thé, già presente a Milano, nel segno dei valori che accompagnano Romanengo dal 1780: tempo, qualità e cura del gesto.

    Un tempo salotto privato della famiglia Romanengo, la sala ha accolto negli anni personalità illustri, tra cui Giuseppe Verdi, la Duchessa d’Aosta e Ira von Fürstenberg. Oggi torna ad aprirsi alla città come spazio raccolto ed elegante, dove tè, dolci e specialità Romanengo accompagnano un’esperienza di ospitalità legata alla memoria del luogo.

  • 2026

    LA CORTE MANZONI

    Nel cuore del Quadrilatero della Moda, a pochi passi dal Teatro alla Scala, La Corte Manzoni è un elegante salotto...

    Nel cuore del Quadrilatero della Moda, a pochi passi dal Teatro alla Scala, La Corte Manzoni è un elegante salotto urbano dove il ritmo di Milano incontra la tradizione artigianale di Romanengo.

    Uno spazio dedicato alla scoperta della convivialità, dove l’eleganza
    milanese di intreccia con il patrimonio Romanengo: il tempo delle lavorazioni, la cura dei dettagli e la ricerca della qualità che da oltre due secoli definiscono ogni creazione Romanengo.

  • la nostra

    cultura

    Prendersi cura di un patrimonio tramandato nel tempo, custodito dai nostri artigiani attraverso il rispetto della natura, la scelta di ingredienti di stagione e gesti lenti che ne preservano autenticità e qualità.

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  • le nostre

    Botteghe

    Luoghi in cui la tradizione continua a vivere ogni giorno, accogliendo chi desidera scoprire un patrimonio di sapori, profumi e gesti custodito da generazioni. Ogni dettaglio esprime l'identità Romanengo e una cultura dell'eccellenza che si tramanda nel tempo.

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